La societa’ Gatx Rail Austria, proprietaria dell’asse del carro cisterna deragliato a Viareggio il 29 giugno, liquidera’ i danni. La societa’ in una nota aggiunge che ‘ha espresso la sua soddisfazione per l’analoga intenzione comunicata dal gruppo FS ed ha invitato FS a definire rapidamente di comune accordo le procedure da adottare per la liquidazione dei danni, con il contributo paritetico dei due gruppi’.
<ansa>
Vi ricordiamo che Domenica 1 novembre alle 21.30 su Rai Tre andrà in onda Report - treni italia; pensiamo che sia una puntata non perdere, appena sarà possibile metteremo on-line la puntata.
Treni Italia
di Giovanna Boursier
L’incidente di Viareggio ha segnato la storia del trasporto ferroviario delle merci in Italia. La magistratura sta indagando e arriverà a stabilire le responsabilità del disastro, ma basta ascoltare i testimoni della vicenda, per capire che le norme vigenti in Italia sulla sicurezza dei treni che trasportano merci pericolose sono inadeguate. E visti gli incidenti degli ultimi mesi è probabile che ci si debba mettere presto mano. Se si vuol competere e decongestionare le strade dai camion, bisogna avvicinarsi agli standard europei e investire sul trasporto su rotaia. In Italia oggi, solo il 10% delle merci viaggia su rotaia, mentre in Germania si arriva al 25% e in Austria al 35%. Il trasporto su gomma è avvantaggiato perché, dice l’amministratore delegato di Ferrovie, può contare di maggiori finanziamenti. In effetti tra il 2000 e il 2008 solo il 14% dei finanziamenti legati alla Legge Obiettivo ha riguardato le Ferrovie, mentre circa il 70% è stato convogliato per migliorare strade e autostrade. Ma chi trasporta su gomma può anche usufruire di rimborsi e esoneri fiscali, contributi per l’acquisto dei camion, riduzioni delle accise e dei pedaggi autostradali. Inoltre con il camion puoi ritirare la merce ovunque mentre mancano i collegamenti tra i porti e le ferrovie. E là dove gli investimenti sono stati fatti, si scopre che sono operazioni di facciata, per compiacere alcuni enti locali, ma che non lasciano intravedere i tempi di completamento delle infrastrutture. Il raddoppio della linea che dovrebbe collegare il Brennero con il Tirreno, ossia la Parma - La Spezia, è in discussione da 30 anni. Una linea di 100 km a binario unico che risale al 1890 e dove oggi per spingere un treno merci occorrono 2 locomotori.
<raitre - Report>
Era troppo vicina l’eco della tragedia di Viareggio, e il pensiero è immediatamente volato a quanto accaduto nella città della Versilia: ieri sera hanno tremato gli abitanti di Zoagli, nella Riviera di Levante, quando sul locomotore di un treno che stava trasportando cisterne vuote, ma non ancora bonificate dal polipropilene che era stato estratto, è scoppiato un incendio.
Ai Vigili del Fuoco di Genova sono state necessarie oltre cinque ore - dalle 20.00 all’1.30 di questa notte - per lo spegnimento delle fiamme e la bonifica del treno, che si era fermato all’interno della galleria vicina al borgo.
Dopo l’intervento dei pompieri, la locomotiva è stata sostituita e il convoglio rimosso dal tunnel.
<citta di genova>
per maggiori info sulla vicenda andate su frenitalia —>
L’ufficio stampa Fs fa sapere che “è stata avviata un’istruttoria formale per capire esattamente quanto è accaduto”. Forse è anche il caso di prevenire eventi del genere.
mentre sul sito trenitalia veniva promosso….
Un viaggio sicuro parte da te
Il treno è il mezzo di trasporto più sicuro. Ma i rischi dovuti a disattenzioni o imprudenze sono in agguato e possono creare situazioni di pericolo per te e per gli altri viaggiatori. Segui con attenzione le regole di comportamento consigliate, e potrai goderti il viaggio nella massima tranquillità; mentre trenitalia non investe ancora abbastanza per la sicurezza dei suoi passeggeri!!!
Un viaggio letteralmente da incubo quello di questa mattina su uno dei treni della linea Milano-
Mortara gremito di pendolari. Il Corriere ha pubblicato alcune immagini, scattate con un cellulare (sopra ne potete vedere una) che testimoniano una situazione incresciosa che si è verificata sul treno delle 6.55 che parte da Abbiategrasso.
Infatti una delle porte del secondo vagone si è aperta all’improvviso e senza alcun segnale sonoro mentre il treno aveva appena lasciato la stazione di San Cristoforo, diretto al capolinea di Porta Genova. Sulla porta erano appoggiati alcuni studenti, che viaggiavano così dalla stazione di Gaggiano per mancanza di spazio.
Sul treno alcuni vagoni erano addirittura chiusi, quindi i pendolari erano davvero stipati. Nessuno si è fatto male per fortuna, ma all’arrivo i pendolari hanno scritto una mail di denuncia a Trenitalia e all’assessore regionale alle infrastrutture Raffaele Cattaneo.
L’assessore regionale alle infrastrutture, che già qualche tempo fa aveva provato a prendere il treno per sperimentare di persona le condizioni in cui sono costretti a viaggiare i pendolari su alcune linee per così dire calde (la Milano Mortara o la Milano Bergamo per fare un paio di esempi), ha fatto sapere:
“Ho chiesto immediatamente una relazione dettagliata sull’accaduto ai vertici dell’azienda ferroviaria. Vanno accertate la dinamiche, le cause e le eventuali responsabilità di un episodio grave per cui dovranno essere presi tutti gli opportuni provvedimenti. Regione Lombardia eserciterà fino in fondo il suo potere di vigilanza e controllo affinché episodi di questo genere non si ripetano”
<milano 2.0>
La notizia della fine di Cisalpino non coglie di sorpresa chi si interessa di cose ferroviarie. Da mesi era evidente l’insoddisfazione svizzera per uno standard di servizio non adeguato in termini di puntualità e di pulizia del materiale rotabile. Insoddisfazione condivisa da Vincenzo Soprano, amministratore delegato di Trenitalia che, in un’intervista alla stampa svizzera, scaricava le responsabilità sui dirigenti di Cisalpino. Già lo scorso febbraio, Moritz Leuenberger, il Consigliere Federale svizzero responsabile del dipartimento ambiente, trasporti, energia e comunicazioni, aveva esternato pubblicamente il suo disappunto e l’Ufficio federale dei trasporti (UFT) aveva ammonito Cisalpino chiedendo un rapporto dettagliato sulle cause dei problemi. In particolare, l’UFT esigeva che il gruppo indicasse come tornare ad offrire un servizio di trasporto efficiente. La minaccia era il ritiro della concessione per il trasporto delle persone, che avrebbe dovuto scadere nel 2017.
<mondo in tasca>
Quel treno chiamato “desiderio”, dagli interminabili ritardi, i bagni angusti e gli odori nauseabondi cesserà definitivamente di correre – o meglio di zoppicare – sui binari tra Svizzera e Italia.
Con la decisione delle FFS e di Trenitalia di gestire direttamente i collegamenti tra i due paesi si chiude così un importante capitolo della storia ferroviaria. Un capitolo che – nel bene o nel male – resterà impresso nella memoria di molti.
La misura entrerà in vigore il 13 dicembre 2009, con il passaggio all’orario invernale, e vedrà le due compagnie spartirsi i convogli ETR470 e i nuovi ETR610. Il progetto prevede la gestione di tre coppie di treni sul Lötschberg, quattro sul Sempione – di cui uno da Venezia –, e sette sull’asse del San Gottardo. La responsabilità operativa dei convogli passerà da una società all’altra una volta raggiunto il confine. Col nuovo orario saranno inoltre soppressi i collegamenti notturni fra i due paesi, a causa del numero ridotto di viaggiatori.
Ai circa 40 dipendenti della Cisalpino SA verrà offerto un impiego presso le case madri, nel rispetto delle norme nazionali. I collaboratori e la direzione della Cisalpino SA hanno appreso con delusione la decisione di FFS e Trenitalia, ma si sono detti pronti a mettere in campo «tutte le forze necessarie per portare a termine i progetti in corso e garantire una transizione non traumatica dei servizi». I biglietti venduti e riservati saranno ancora valevoli anche oltre il 13 dicembre, si legge inoltre in un comunicato.
Troppe le gatte da pelare
«La qualità delle relazioni ferroviarie internazionali, nel traffico viaggiatori sugli assi Nord-Sud, non corrisponde più da tempo alle aspettative dei clienti né alle potenzialità che FFS e Trenitalia hanno dimostrato di saper esprimere sul proprio territorio, con i rispettivi servizi», si legge nel comunicato delle FFS.
Da anni ormai, la Cisalpino SA è bersaglio di critiche da parte degli utenti e delle autorità federali e cantonali per la sua interminabile catena di disservizi. L’ultimo – in ordine cronologico – è il guasto sopraggiunto al nuovissimo pendolino ETR610 tra Ginevra e Milano, entrato in preservi zio commerciale il 20 luglio e già fermo ai box a poche settimane di distanza.
Nel mese di febbraio, dopo l’ennesimo guasto sugli assi del San Gottardo e del Sempione, l’Ufficio federale dei trasporti (UFT) aveva già minacciato di revocare alla Cisalpino SA – nel 2017 – la concessione per il trasporto dei passeggeri in Svizzera. Un avvertimento ribadito a più riprese anche dalle autorità italiane e dalla stessa Trenitalia, che aveva spiegato di volersi tutelare contro i disservizi del Cisalpino per non rovinare l’immagine della società.
Un passo indietro verso più cooperazione
Il sindacato dei trasporti (SEV) si è detto soddisfatto per la decisione delle FFS e di Trenitalia. Si tratta di un ritorno a un «modello classico di cooperazione, nella quale si intravede anche un raffreddamento dei facili entusiasmi suscitati dai primi passi del processo di liberalizzazione».
Per quanto riguarda i dipendenti, il SEV chiede che collaboratori e collaboratrici siano riassunti dalle FFS, in modo da assicurare adeguate partenze ai treni per l’Italia sotto la nuova gestione. «Il personale treno e di locomotiva era invece già messo a disposizione dalle case madri e non subirà pertanto cambiamenti», precisa il sindacato.
Preoccupazione è invece stata espressa per la soppressione dei collegamenti notturni, che implicheranno probabilmente una riduzione dei posti di lavoro. Il SEV invita l’Elvetino ad «aprire immediatamente le trattative per un piano sociale che permetta di elaborare soluzioni individualizzate per il personale interessato».
Per il Ticino e i pendolari è la fine di un incubo
Finisce dunque un’era con il Cisalpino al capolinea, che in Ticino si era fatto molti nemici. Non solo per gli esasperanti ritardi e un’interminabile scia di disservizi, ma anche per la soppressione della fermata passeggeri alla stazione ferroviaria di Chiasso. Una scelta incomprensibile, oltre che controversa, che aveva scatenato la rabbia dei pendolari italiani e svizzeri che quotidianamente passano da una parte e all’altra della frontiera per recarsi al lavoro.
Ironia del destino, proprio lo scorso 20 agosto il Consiglio di Stato del Canton Ticino era riuscito a ripristinare la fermata di Chiasso strappando un accordo con le FFS: dal 13 dicembre i treni Cisalpino sarebbero tornati a fermarsi nella cittadina di confine (e non più solo a Como e a Lugano) permettendo così a viaggiatori di rimettere piede sui convogli.
Come noto la soppressione della fermata commerciale di Chiasso, importante per i collegamenti con l’Italia, aveva scatenato una serie di contestazioni, sfociate poi in una manifestazione di protesta. Lo scorso 4 luglio, infatti, una ventina di persone aveva bloccato i binari. E per una volta i 50 minuti di ritardo accumulati dal treno Cisalpino non erano attribuibili a guasti o problemi tecnici. Cisalpino aveva in seguito deciso di adire le vie legali contro i manifestanti.
Se da tempo le corse del Cisalpino erano punteggiate da cattivi presagi – come la tardiva e sfortunata consegna dei nuovi convogli, fermi subito ai box – ora il nefasto destino si è definitivamente consumato sul binario morto.
<Françoise Gehring e Stefania Summermatter, swissinfo.ch>
Oggi pomeriggio, intorno alle 15, su una carrozza del treno Eurostar 9429 giunto al binario 12 di Napoli Centrale, si è sviluppato un principio di incendio. Il personale ferroviario ha notato del fumo uscire dalla vettura numero 1, mentre tutti i viaggiatori avevano già lasciato il convoglio e si erano allontanati dal binario. Il fuoco, che ha causato danni ancora da quantificare a due poltrone e a una tenda parasole, è stato spento con gli estintori di bordo.
Le prime indagini non escludono la natura dolosa dell’episodio. Già nel mese di luglio si erano verificati a Napoli Centrale due casi analoghi, sempre sullo stesso treno. Le Ferrovie dello Stato hanno sporto denuncia contro ignoti.
<fsnews>
Tragedia sfiorata a Milano. Un treno vuoto è deragliato sul cavalcavia di via Monza all’altezza di via Popoli Uniti, 8 domenica verso le 11 di sera, mentre percorreva un tratto ferroviario che dalla Stazione Centrale porta in deposito, verso Lambrate. 
Un altro treno, che non è stato coinvolto, era in arrivo alla stazione e si è trovato davanti l’altro convoglio ma è riuscito a fermarsi a distanza La motrice del treno ha trascinato ben 5 carrozze oltre il termine dei binari e due di queste sono precipitate lungo la scarpata della linea ferroviaria finendo accartocciate nel cortile di un condominio, evitando miracolosamente una strage e arrestandosi solo sul muretto di confine della proprietà del fabbricato. Lievi contusioni per il macchinista. Il motivo dell’incidente? Il macchinista non ha rispettato il semaforo rosso. Sembra che adesso il Comune si deciderà a costruire le barriere antintrusione e antirumore chieste da anni con diverse petizioni da parte del condominio
<affaritaliani>
Porte killer. Così qualcuno le ha ribattezzate. Dal 2003 al 2009, il malfunzionamento di quelle porte avrebbe provocato ben 22 incidenti in tutta Italia, alcuni dei quali mortali. Quattro quelli registrati a Torino. Il primo risale al dicembre del 2007: una turista francese di 22 anni perde entrambe le gambe mentre tenta di scendere da un convoglio che si è appena fermato a Porta Susa. Poi, nel giugno 2008, a Porta Nuova un viaggiatore finisce sotto un treno in movimento mentre cerca di salire al volo sul convoglio. Il 15 marzo scorso, ancora, un altro viaggiatore cerca di salire su un altro treno in movimento, in partenza questa volta da Lingotto e diretto a Cuneo. Quello accaduto qualche giorno fa a una coppia di romeni in partenza da Porta Nuova e diretti in Liguria, infine, è il quarto incidente di questo tipo: lei se l’è cavata con qualche graffio, lui ha perso una gamba. In tutte le occasioni, il treno incriminato è il modello UIC Z1. Nel mirino di Guariniello è finito il dispositivo che blocca automaticamente le porte solo quando viene superata la velocità di 5 chilometri all’ora. Al di sotto di quella velocità, invece, le porte si aprono o chiudono normalmente, come accade quando il treno è ancora fermo in stazione. Peccato, però, che l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie avesse nel frattempo prescritto di modificare questo genere di dispositivo. Perché la modifica non è ancora stata eseguita? È quello che dovrà cercare adesso di capire Guariniello.
<cronacaqui>

Nella serata di ieri 14 (settembre 2009). una pattuglia della Squadra Volante di questo Commissariato, impegnata nei servizi di prevenzione e repressione dei reati, percorrendo via del Ponte Romano, notava parcheggiato, a ridosso del muro di cinta dell’area ferroviaria, un automezzo APECAR sospetto. Effettuate le dovute verifiche, gli operanti riscontravano che il cassone dello stesso era carico di materiale ferroso vario, sottratto alla società R.F.I. (Reti Ferroviarie Italiane).
Intuendo che gli autori del furto si trovassero all’interno della predetta area, gli agenti si appostavano in attesa che i malviventi ritornassero a riprendere l’automezzo.Dopo alcuni minuti, questi ultimi si avvicinavano all’Apecar e venivano quindi bloccati; condotti in questo Commissariato, gli stessi venivano identificati per ANCLER Raffaele, tranese di 34 anni, e MAZZILLI Angelo, tranese di 35 anni, entrambi pregiudicati, ed ammettevano di aver poco prima sottratto il maltolto dalla predetta area ferroviaria.Dopo le necessarie verifiche, i due soggetti venivano dichiarati in stato di arresto per il reato di tentato furto aggravato ed accompagnati agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni, come disposto dal Sost. Proc. di turno, dott. Marco D’AGOSTINO, della locale Procura.
Il materiale sottratto veniva nella stessa serata di ieri riconsegnato alla Società R.F.I., mentre l’automezzo Apecar veniva debitamente sequestrato.