Archive for the ‘istituzioni’ Category
«Trasportare» Roma verso una viabilità migliore deve essere uno dei primi obiettivi di una buona amministrazione del territorio. Serve un concreto piano strategico, frutto di una politica di coordinamento tra mezzi ferroviari, metro e bus. Ecco le priorità da affrontare. Le opere devono rispettare tempi certi e veloci che trovino negli anni 2013 e 2020 due momenti di verifica importanti. Il network ferroviario, metropolitano e regionale ha delle priorità che non sono lo shunt merci tra la gronda nord e la gronda sud: una tecnologia all’avanguardia che velocizzi i mezzi di trasporto migliorando puntualità degli stessi e la loro capacità, le stazioni porta e un modello di esercizio dei servizi ferroviari metropolitani, i raddoppi della Roma-Nettuno e della Roma-Bracciano, un servizio metropolitano a 15 minuti sia per la Roma-Colleferro che per la Roma-Latina, materiali rotabili nuovi e maggiori fermate per potenziare le tratte ferroviarie dei Castelli romani.
Tutto questo permetterà di raddoppiare i viaggiatori giornalieri sulle ferrovie metropolitane e regionali passando da 300mila a 600mila; di migliorare la viabilità nell’area Gra (la stima dell’Atac parla di 20mila auto in meno nell’ora di punta sulla Pontina direzione Roma); di favorire l’ambiente diminuendone l’inquinamento. Un accento va messo sul trasporto ferroviario che ha bisogno di interventi possibili e capaci. Servono veri e propri accordi quadro con la partecipazione del ministero delle Infrastrutture, delle Province e delle Regioni. Con un bilancio che fa acqua da tutti i posti, la Tav ha rappresentato uno sforzo di concentrazione importante. Ma investire sulle ferrovie è anche altro e va oltre. Un esempio concreto. A proposito dello shunt merci che passerà sull’arco nord dell’anello interno alla città, con gravi pericoli per i cittadini (non dimentichiamo il disastro di Viareggio), tutti i tecnici parlano di un errore di valutazione dal costo esorbitante di 1.300 milioni di euro. Va ripensato poi il sistema delle metropolitane coordinato agli altri sistemi di trasporto. Metropolitane al servizio di Roma e non Roma al servizio delle metro. B1, A, C non sono lettere ma linee metropolitane che vanno ripensate: la prima ha l’emergenza del materiale rotabile necessario per la sua apertura, la seconda necessita di un potenziamento, della terza vanno recuperati ritardi e finanziamenti. Assieme al miglioramento del sistema di trasporto sotterraneo va riconsiderata la capacità di razionalizzazione del traffico rappresentata dal sistema tramviario. I problemi della mobilità vanno affrontati in modo integrato, con una strategia concreta che punti su opere realizzabili, cantierabili. E i tram sono una scelta fruibile. La stazione Termini deve diventare la stazione di Roma, la stazione dell’integrazione dei trasporti, di tutti i mezzi di Roma (treni, bus e tram).
(*Viceresponsabile nazionale Trasporti Pdl)
<il giornale>
Sequestro o non sequestro? “E’ chiaro che gli operai giocano sull’ambiguità perché questo è l’unico modo che hanno per attirare l’attenzione dei giornali e della politica sul loro dramma”, risponde Luca Colonna, responsabile del settore ferroviario della Uilm. La protesta. Questi sono i fatti: a Colleferro (vicino a Roma) c’è uno stabilimento della multinazionale francese A
lstom. Ieri mattina arrivano tre dirigenti, annunciano che la fabbrica sarà chiusa entro nove mesi, gli operai si mettono subito in sciopero, escono e organizzano una protesta. Alle quattro del pomeriggio inizia a circolare la notizia che i manager sono sequestrati dentro da mezzogiorno, non possono uscire e verranno segregati finché non si troverà una mediazione.
“Anche in Italia c’è il rischio di emulazione del fenomeno francese del bossnapping”, avvertiva ad aprile il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. E quello di ieri sembrerebbe il primo vero caso italiano, ma in molti cercano di ridimensionare. A partire dal sindaco di Colleferro Mario Cacciotti: “Sono qui con gli operai, non c’è nessun sequestro, solo una normale protesta, questo è uno stabilimento di eccellenza, chiuderlo significa mettere in crisi 170 famiglie e sarò al loro fianco anche alla prossima manifestazione a Frascati”. Poi se ne va per partecipare a un consiglio comunale. Gli operai, però, dicono che “finché non si trova una soluzione, da qui non si muove nessuno”. Per un paio d’ore si resta nell’incertezza, poi esce uno dei tre manager, Riccardo Pierobon: “Siamo qui da stamani e non abbiamo ancora avuto necessità di uscire dalla fabbrica. Abbiamo tranquillizzato carabinieri e polizia che non siamo stati sequestrati. Volevamo sdrammatizzare, non c’é stato alcun tipo di intimidazione o violenza nei nostri confronti”. Alle otto di sera i manager sono però ancora dentro l’azienda: “Stanno parlando, fuori c’è il sit-in. Ripeto: un sit-in, nessuna porta è stata sbarrata, nessun cancello chiuso e soprattutto nessuno è stato minacciato”, precisa Antonio Tiribocchi, delegato della Filcem (lo sta

bilimento Alstom si occupa di meccanica ma il contratto applicato è quello dei lavoratori chimici, quindi sono attivi entrambi i sindacati).
Una sola cosa è certa: a Colleferro c’è tensione, parecchia, perché la chiusura dello stabilimento Alstom certificherebbe la fine del sito industriale in cui una volta c’era una fabbrica di esplosivi, poi riconvertita. La vicenda industriale della cittadina romana è un intreccio di questioni industriali, richieste politiche ed effetti della crisi. La Alstom produce treni e vari prodotti collegati: in Italia ha stabilimenti anche a Cuneo, Bologna, Sesto San Giovanni, Bari. A Colleferro costruiva il Minuetto, i piccoli treni regionali a tre vagoni commissionati dalle Ferrovie dello Stato. Poi, nel 2006, la produzione è cessata: l’impianto è stato riconvertito per la matuenzione di eccellenza ma, spiega Colonna della Uilm, “non è arrivato quasi nulla da manutenere”. Alstom è un colosso che lavora in mezzo mondo che ora sta scontando la crisi: un anno fa aveva ordini per 6,5 miliardi di euro, nel trimestre aprile-giugno del 2009 erano crollati a 4,8. E quindi ha iniziato a tagliare i rami secchi, incluso lo stabilimento italiano: ai lavoratori ha proposto il trasferimento a Nola (Napoli) o in Francia. Un’offerta che - essendo per molti inaccettabile - vuole spingere alle dimissioni spontanee. Secondo i sindacati, una fetta di responsabilità per questa situazione è di Trenitalia che negli ultimi quattro anni non ha bandito gare d’appalto tranne quella molto recente per 350 vagoni (va però ricordato che, se oggi lo facesse a Colleferro non sarebbero comunque in grado di costruire un treno completo, visto che si occupano di manutenzione). E, risalendo per la catena, è colpa anche del governo che n

on impone a Trenitalia di investire sostenendo l’occupazione nei siti industriali italiani. E il governo è intervenuto sulla vicenda. Ha parlato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, Maurizio Sacconi, per dire che si tratta di un tentativo di “drammatizzazione mediatica” da non assecondare perché “costituirebbe un pericoloso precedente”.
Le prospettive. Il 16 ottobre il caso Alstom verrà discusso in una riunione al ministero delle Attività produttive. I sindacati continuano a sperare in una soluzione industriale perché - spiega Tiribocchi - “Alstom ci ha detto che a Colleferro siamo i più bravi d’Europa a fare treni”. Peccato che Alstom abbia deciso da quasi tre anni che a Colleferrro, al massimo, si fa solo la manutenzione. Fin da subito i lavoratori avevano detto che non c’era mercato per quella e che il cambiamento di attività era l’anticamera della chiusura. Avevano ragione.
<l’antefatto>
Dal 12 dicembre rischiano di sparire Eurostar e Cisalpino: solo treni regionali e cambio a Venezia, trenitalia potrebbe accettare le proposte di Rfi per il nuovo orario Milano e Roma sempre più lontane, si allungano anche i tempi. Treni soppressi, coincidenze cancellate, tempi allungati.
Trieste, Udine e Gorizia tagliate fuori. I cittadini del Friuli Venezia Giulia costretti a cambiare il treno a Mestre per andare a Milano o a Roma. E’ lo scenario che si prefigura se Trenitalia accetterà le proposte di Rete ferroviaria italiana (Rfi) per il prossimo cambio di orario. L’orientamento attuale è di procedere a tagli sostanziali: dal 12 dicembre la regione potrebbe essere spinta ai margini dei servizi ferroviari. Eurostar, Eurocity, Cisalpini da Venezia direzione Est? La croce sopra. Altro che cuore dell’Europa. Altro che Tav. Persi i centri decisionali, rischiano di andarsene ora anche i treni. A sopravvivere, i soli convogli regionali.
I TAGLI Non che oggi ci sia abbondanza: i collegamenti diretti si contano sulle dita di una mano, l’unica relazione internazionale è la Trieste-Basilea. Ma almeno sono garantite le tratte fondamentali da Trieste e Udine, quelle verso Milano e Roma. Tra poco più di due mesi le ferrovie del Friuli Venezia Giulia potrebbero essere però letteralmente all’angolo. A quanto risulta, nell’agenda di Trenitalia, sulla base degli indirizzi di Rfi, con l’obiettivo di contenere i costi e tagliare le partite non remunerative, sono previste le soppressioni – andata e ritorno – dei collegamenti Eurostar oltre Venezia per Trieste e Udine; degli Eurocity che, unico collegamento internazionale, raggiungono, passando per Udine, Vienna e Venezia; dei Cisalpini in partenza da Trieste verso Milano e Basilea. Una sforbiciata pesantissima. Niente più Trieste-Roma, Trieste-Milano, Udine-Roma. Con l’aggiunta della perdita di coincidenze a Mestre tra gli Interregionali per Udine e Trieste e gli Eurostar Venezia-Roma.
IL RIDIMENSIONAMENTO Oggi a Roma è in programma una riunione: il nuovo orario è in via di definizione. Ma l’orientamento è chiaro: con questi nuovi tagli le Ferrovie completerebbero l’operazione dimagrimento lasciando al Friuli Venezia Giulia solo lo scheletro del servizio.
Prendi il treno regionale e poi ti arrangi: l’ultima tappa di un ridimensionamento progettato da Rfi senza che ci si preoccupasse di assicurare valide coincidenze per il traffico nazionale e i collegamenti internazionali attraverso Tarvisio, Gorizia e Opicina. I nostri transiti internazionali, strategici in vista del lancio dei grandi corridoi europei, sono di fatto emarginati.
GLI ORARI Dal punto di vista pratico la penalizzazione più evidente è quella dei tempi. Senza il diretto e con l’obbligo di scendere dal treno regionale e salire sull’Eurostar a Mestre, il passeggero del Friuli Venezia Giulia viaggerà a ritmo di lumaca. Se negli anni Sessanta il rapido da Trieste impiegava 4 ore per raggiungere Milano, adesso ci mette 20 minuti in più, ma dal 12 dicembre, in caso di sfortunata coincidenza, si supereranno le 5 ore. Tutto questo in tempi in cui il Frecciarossa impiega 65 minuti da Milano a Bologna, tre ore e mezza da Milano a Roma, quattro ore e cinquanta da Milano a Napoli.
L’ALLARME DELLE GENERALI Il quadro pessimistico disegnato da Giovanni Perissinotto l’altro giorno al convegno organizzato da Il Piccolo e NordestEuropa.it aggiunge dunque un’altra tessera preoccupante. L’ad delle Generali ha lanciato un avvertimento: il gruppo triestino fatica ad attirare a Trieste giovani manager “perché qui si ha l’impressione di essere tagliati fuori da tutto”. Senza treni, sarà anche peggio. Ci sarà un auspicabile dietrofront? Il primo segnale non è positivo.
Cercando un posto dal 12 dicembre in poi sui treni a rischio taglio, già ora, sul sito di Trenitalia, si legge: soluzione non trovata.
L’INTERROGAZIONE Del resto, già da qualche settimana, si sentiva puzza di bruciato. La Cgil aveva denunciato il passaggio dei centri decisionali dalla nostra regione al Veneto. Ed è di questi giorni l’interrogazione bipartisan firmata da Rosato, Maran, Strizzolo (Pd), Monai (IdV), Antonione (Pdl) e Compagnon (Udc): “Le Ferrovie dello Stato non abbandonino il Friuli Venezia Giulia”. Nel testo indirizzato al ministro Altero Matteoli si denuncia come, “nonostante l’attività merci sia tra le più rilevanti in ambito nazionale per la presenza dei poli industriali, dei valichi con Austria e Slovenia, di tre porti regionali e dello scalo di Cervignano, è rimasto un unico centro direzionale del traffico merci, a Udine”. I deputati chiedono inoltre a Matteoli di “assicurare un direttore regionale e un direttore commerciale pienamente responsabili, in grado di studiare il mercato, di impostare un dialogo con istituzioni e imprese e di interfacciarsi proficuamente con la sede centrale”.
<il piccolo>
Maggiore controllo nei trasporti ferroviari e garanzie per i passeggeri delle compagnie aeree. Due temi che hanno impegnato l’eurodeputato del PdL, Aldo Patriciello, in questi giorni a Strasburo per sollecitare in sede europea la Commissione affinché vengano rafforzati i poteri dell’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria. “Sono trascorsi oltre due mesi dalla tragedia di Viareggio eppure – ha sottolineato il deputato europeo – nessuna responsabilità è stata ancora accertata. In Italia negli ultimi tre anni i deragliamenti si sono quintuplicati e, in Europa, manca un coordinamento europeo sotto il profilo della sicurezza ferroviaria. Basti pensare che il trasporto di Gpl o di altro materiale pericoloso è effettuato con vagoni cisterna di ditte, italiane e straniere, i cui controlli avvengono senza verifica alcuna da parte di Trenitalia”. Questi i motivi che hanno indotto l’on. Patriciello, dopo le dichiarazioni dell’on. Antonio Tajani che si era pronunciato a favore di un rafforzamento del ruolo dell’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria, a presentare un’interrogazione alla Commissione in cui si chiede non solo un rafforzamento dell’Agenzia ma anche la fissazione di criteri univoci che stabiliscano se i treni merci siano obsoleti, nonché l’introduzione nei bandi comunitari di priorità che privilegino la sicurezza del trasporto ferroviario.
Sempre in materia di trasporti, ma questa volta nel settore aereo, si colloca l’iniziativa dell’eurodeputato Aldo Patriciello di chiedere alla Commissione europea di dotarsi di un organismo di controllo sovranazionale e di un fondo di garanzia per i passeggeri colpiti dai fallimenti delle compagnie aeree. “E’ accaduto proprio lo scorso primo settembre – ha spiegato l’on. Patriciello – La più grande compagnia aerea low cost dell’Europa centrale, la Sky Europe, senza alcun preavviso, ha sospeso i voli. Da tempo c’erano segnali di difficoltà ma, sta di fatto, che, all’improvviso, oltre mille passeggeri nei diversi scali sono rimasti a terra. Non solo. Si sono visti negare il rimborso dei voli cancellati e hanno dovuto acquistare a proprie spese biglietti di altre compagnie aeree per raggiungere le varie destinazioni. L’obiettivo della mia richiesta – ha concluso l’eurodeputato – è che al più presto la Commissione si doti di uno strumento a garanzia dei consumatori affinché rispetto a situazioni simili, assai frequenti, essi siano tutelati”.
<Aldo Patriciello>

L’Assessore ai Trasporti, Mario Loizzo, ha diffuso la seguente nota attraverso il sito ufficiale della Regione Puglia (www.regione.puglia.it): “La svolta introdotta dalle Ferrovie dello Stato con i nuovi appalti nelle pulizie, che per decenni hanno rappresentato uno di punti più critici del trasporto ferroviario, va rapidamente attuandosi, con il subentro di aziende di importanza nazionale, impegnate a razionalizzare e riqualificare questo delicato settore. Il problema, che riguarda se pure in modo differenziato l’intero territorio nazionale, per la Puglia va
acutizzandosi a causa di una Società che, avendo deciso di dichiarare fallimento, ha innescato una serie di complesse procedure giudiziarie di non facile soluzione. Mentre un’altra Società che opera su Lecce, Foggia e Brindisi continua a garantire la quasi totalità dei servizi, il fallimento della Società che opera su Bari e su Taranto, sta causando una serie di tensioni che in primo luogo si scaricano sui dipendenti. I lavoratori infatti, data la complessità delle procedure fallimentari, pur avendo percepito lo stipendio di luglio, non hanno ancora ricevuto quello di giugno e la 14^ perché il Commissario Liquidatore è nella pratica impossibilità di forzare le leggi. Per fortuna, la società subentrante, decidendo responsabilmente di venire incontro ai lavoratori e ai viaggiatori, ha promesso di anticipare dal 30 settembre al 15 settembre l’entrata a regime dei nuovi servizi assorbendo tutto il personale preesistente, mentre le Ferrovie dello Stato, stanno esercitando ogni tipo di pressione utile per consentire l’utilizzazione delle somme già messe a disposizione del Commissario Liquidatore che potrebbero essere erogate già nei prossimi giorni. Tuttavia, di fronte a questo passaggio difficile ma decisivo per il futuro dei servizi ferroviari, alcune forme di lotta intraprese, rischiano di fare il gioco di chi non accetta il rinnovamento e il miglioramento dei servizi. I lavoratori hanno tutto il buon diritto di battersi per ottenere le loro legittime spettanze: ma in queste ore, occorre evitare di gettare nel caos il servizio ferroviario proprio alla ripresa delle attività. Occorre perciò avere grande consapevolezza e grande determinazione nel fronteggiare con maturità e senso di responsabilità questo passaggio critico, forse artatamente provocato, e astenersi dal creare situazioni drammatiche che si ripercuoteranno sulla qualità della vita di migliaia (milioni in tutto il Paese) di viaggiatori. La Regione Puglia in ogni caso, continua a seguire passo dopo passo gli sviluppi della situazione, aggiungendo i suoi sforzi a quelli di quanti stanno lavorando affinché il problema venga risolto già nelle prossime ore”.
<notiziario italiano>
Madre e padre, bosniaci, zingari di etnia rom denunciati a Santa Margherita Ligure per aver lasciato la figlia di 12 anni in stazione ferroviaria perché compisse borseggi, un altro nomade quarantenne ricercato assieme al figlio di 10 anni per un colpo a Carasco. Eppoi 8 denunce di furti formalizzate da altrettanti turisti, per lo più milanesi, derubati del portafogli negli scali ferroviaria di “Santa” e Rapallo. È boom di baby-ladri nel Tigullio. Lo testimoniano i dati raccolti dalle forze dell’ordine nel periodo estivo, ma soprattutto le recenti cronache. Un aumento che preoccupa le amministrazioni civiche delle due località della Riviera, come testimonia l’assessore al Turismo di Rapallo, Roberto Di Antonio: «Questi continui furti, messi a segno per lo più a danno di turisti, danneggiano l’immagine delle nostre città. Sono fenomeni di microcriminalità che occorre arginare tramite iniziative concrete che assicurino maggiore sicurezza a chi transita negli scali ferroviari, ma anche in centro». Le ultime due notizie giungono da Santa Margherita Ligure e da Carasco. I carabinieri della compagnia sammargheritese hanno segnalato in stato di libertà per abbandono di minore due genitori che adesso devono rispondere dell’accusa di abbandono di minore. La loro figlia, 12 anni, è stata trovata da una pattuglia all’interno dello scalo
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Ci domandiamo cosa centrano le ferrovie con il meeting di rimini? forse è una vetrina per farsi notare? oppure sono le solite buffonate all’italiana….
La trentesima edizione dell’importante kermesse, organizzata da Comunione e Liberazione, mira a superare le 700 mila visite registrate lo scorso anno. Presenti, come sempre, i protagonisti dell’industria e della scena internazionale. Dopodomani il dibattito "Infrastrutture: quali investimenti per il futuro”
Roma, 25 agosto 2009
Il Meeting di Rimini è ormai sotto i riflettori da giorni. La trentesima edizione punta a superare le 700 mila presenze registrate lo scorso anno. E in effetti è partito bene, dato che all’invito della Compagnia delle Opere hanno risposto i nomi più importanti della politica internazionale e del mondo dell’industria.
Per dopodomani, giovedì 27 agosto, alla kermesse è attesa anche la partecipazione dell’amministratore delegato del Gruppo FS, Mauro Moretti, che alle 15 parteciperà al dibattito “Infrastrutture: quali investimenti per il futuro”.
Tra i partecipanti all’incontro, moderato dal direttore del quotidiano economico "Italia Oggi" Franco Bechis, il vice presidente della Commissione europea con delega ai Trasporti, Antonio Tajani, e l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo.
<fsnews>

Il senatore Giuseppe Menardi, vicepresidente della commissione Lavori pubblici e Comunicazioni a Palazzo Madama, per una volta abbandona il solito aplomb e spara ad alzo zero contro le Ferrovie italiane e di Mauro Moretti presidente delle Ferrovie dal settembre del 2006. APPOGIAMO IN PIENO IL SENATORE MENARDI
Non usa perifrasi né l’arte delle diplomazia il senatore quando afferma: “E’ un’altra estate di vergogna per le ferrovie italiane. Il blocco delle pulizie nei giorni dell’esodo, con l’indecente spettacolo di montagne di rifiuti sui binari ripropone con drammatica evidenza l’inadeguatezza di Trenitalia”.
Poi si chiede: “Che cosa ci sta a fare l’amministratore delegato Mauro Moretti? Ha ancora un senso che rimanga dov’è? Da anni il dottor Moretti si distingue nell’arte di non mantenere le il degrado delle ferrovie italiane è sotto gli occhi di tutti, e come sempre paga chi viaggia, l’utenza debole, i pendolari che vanno al lavoro, i cittadini che devono raggiungere le località della vacanza”.
Secondo l’ex sindaco di Cuneo quest’anno la situazione è nettamente peggiore rispetto a quella già non idilliaca degli anni scorsi e cita un articolo del Corriere della Sera: “Come
evidenzia bene il giornale di via Solferino un articolo pubblicato ieri si rovescia addosso ai passeggeri il disagio evitabile di una guerra che si combatte su altri fronti e che per anni si è finto di non vedere. C’è anche un diritto a viaggiare su treni puliti e in orario in questo Paese, ed è sacrosanto il ripristino di un principio di legalità e trasparenza nella pulizia delle carrozze”. Menardi asserisce che “è ora di dire basta e di voltare pagina a cominciare proprio dai vertici delle Ferrovie”.
La situazione delle rete ferroviaria italiana e dei disagi patiti da pendolari e viaggiatori è finita anche sul tavolo dell’onorevole Raffaele Costa, neo ‘Difensore nazionale del cittadino’ il quale ha ricevuto in pochi giorni parecchie lamentele soprattutto riguardo alla tratta, altamente utilizzata dai pendolari della Cuneo-Torino.
<targatocn>
Firenze, 4 agosto 2009 Controllavano i biglietti ai viaggiatori, cinque dipendenti di Trenitalia sono stati aggrediti.
Protagonisti del grave episodio, avvenuto ieri sera sul regionale 3075 (Viareggio – Firenze) , 3 nigeriani, saliti a Prato Porta al Serraglio, sorpresi dal personale di Trenitalia sprovvisti di biglietto. I tre hanno prima inveito e poi hanno letteralmente aggredito i cinque controllori, fra cui anche una donna, che svolgevano le regolari attività di controlleria.
L’aggressione è avvenuta, poco dopo le 19, in arrivo nella stazione di Sesto Fiorentino.
In soccorso dei cinque ferrovieri è intervenuto un carabiniere fuori servizio. Anche il militare è stato aggredito riportando contusioni.
I dipendenti di Trenitalia e il carabiniere sono stati trasferiti in ospedale per accertamenti sanitari. I tre nigeriani sono stati arrestati.
<fenews>
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Rifiutarsi di dare le proprie generalità, usare toni minacciosi o, addirittura, esercitare violenza verso il personale di treni e stazioni costituisce un reato. |
Questa la decisione del vicesindaco Paride Amoroso dinanzi alla mancata rimozione da parte delle ferrovie dello stato, della discarica a cielo aperto, ubicata sotto i viadotti di sua proprietà
Marcianise - Per le inadempienze in materia ambientale non può esserci alcuna tolleranza: è questa la linea guida che l’amministrazione Tartaglione intende seguire. Dinanzi alla mancata rimozione da parte delle ferrovie dello stato, della discarica a cielo aperto, ubicata sotto i viadotti di sua proprietà, il vice sindaco Paride Amoroso ha presentato un esposto direttamente alla presidenza del consiglio dei Ministri. La linea dura assunta dal secondo responsabile del governo locale, nonchè delegato alle politiche ambientali, vuole assurgere a simbolo dell’intransigenza dell’amministrazione dinanzi al lassismo di enti che, in questa maniera, finiscono per non prestare la dovuta attenzione alla salute collettiva. "Ciò che ci preme particolarmente – spiega Amoroso- è la tutela della pubblica incolumità, da garantire anche restituendo vivibilità ad un territorio, ormai da troppo tempo alveo di inquinanti chimici. Per questo non siamo disposti a stare a guardare quando qualcuno non compie il dovere a cui è chiamato: non c’è giustificazione che tenga quando in ballo c’è il bene della città".
DOPO IL SOPRALLUOGO - Il provvedimento del vice- sindaco è arrivato in seguito al sopralluogo, dallo stesso effettuato qualche settimana fa, insieme al dottore Giuseppe Sagliano, capo dell’ufficio ecologia. L’occasione dell’ispezione era stata data da un rogo che, divampato tra i rifiuti depositati sotto i viadotti della rete ferroviaria, aveva indotto l’assessore alle politiche ambientali a sollecitare nuovamente ai delegati dell’ente la rimozione e lo smaltimento del pattume individuato. Un’esortazione che aveva avuto lo stesso debole effetto delle numerose ordinanze emanate nei mesi precedenti dal commissario straordinario.
<interno18>