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MILANO – Un viaggio ad alta velocità tra i mali delle ferrovie italiane. Che altro non sono che lo specchio dei mali dell’Italia. Un viaggio da pendolari di seconda classe attraverso documenti riservati che offrono uno spaccato talvolta inquietante sulle «prove del disastro FS». E’ il viaggio di Claudio Gatti, giornalista de il Sole 24 ore nonché collaboratore del New York Times, da oltre trent’anni residente in America.
CANONE OCCULTO - Nonostante viva da tanto tempo all’estero, Gatti non ha perso la capacità di indignarsi per quelle realtà che molti italiani invece si sono rassegnati a vivere quotidianamente. Nasce anche da queste premesse «Fuori orario – Da testimonianze e documenti riservati le prove del disastro Fs» (edizione Chiarelettere, euro 15), l’ultimo libro-inchiesta sulle ferrovie italiane. Un lavoro reso possibile grazie a racconti di prima mano, rapporti riservati, email di dirigenti ed ex dirigenti, consulenti, imprenditori e fornitori. Una ricerca minuziosa di documenti e testimonianze che in 240 pagine conferma alcuni stereotipi e apre squarci sconosciuti. Fino a fare i conti in tasca a chi paga il biglietto anche se non viaggia. «Negli ultimi cinque anni lo Stato ha finanziato le Fs a una media di circa 6 miliardi di euro all’anno. Il che vuol dire che, senza saperlo, 22 milioni di famiglie italiane stanno di fatto pagando una sorta di ‘canone Fs’ di ben 273 euro all’anno. Oltre il doppio di quello della Rai» scrive l’autore. E pensare che il piano industriale delle Fs «rivela che le ferrovie trasportano appena il 5% dei passeggeri e il 12% delle merci in circolazione in Italia».
MALAGESTIONE E CORRUZIONE - Il viaggio inizia dalla realtà delle eccellenze come l’Alta Velocità che tanto costa ed è costata in termini economici e ambientali (e di cui «si pagheranno le scelte sbagliate come la mancanza di nuovi treni con cui competere contro la Ntv, la nuova compagnia ferroviaria di Montezemolo e Della Valle che dal 2011 inizierà a far concorrenza alle Fs sulle uniche tratte redditizie italiane, ossia quelle dell’Alta Velocità») per passare alla triste realtà quotidianamente sotto gli occhi di centinaia di migliaia di pendolari, ovvero l’«inesorabile decadimento del trasporto regionale e lo stato irrimediabilmente disastrato del servizi merci». I mali principali delle Ferrovie per Gatti sono tre: «La mala gestione di alcuni manager, il disinteresse (o peggio) dei politici che devono governarli e la corruzione diffusa».
PUNTUALITA’ E PULIZIA - Gatti prosegue nel suo libro-viaggio fatto di testimonianze e cifre. Anche sulla puntualità dei treni si è messo a fare i conti: «Fino al 1999, quando i dati erano inseriti manualmente, era tutto taroccato. Adesso non è più così. Ma in assenza di controlli esterni, lo spazio per l’abuso permane. Nel 2008 ben 1.754 Eurostar sono arrivati in ritardo ma registrati come puntuali… perché dalla puntualità dipendono le carriere dei dirigenti, i bonus di fine anno e le penali alle regioni». Accanto al problema generale delle pulizia nei treni (e in particolare «delle lenzuola sporche fatte passare per pulite da una lavanderia industriale di Pisa»), problema figlio di anni di malagestione clientelare, ricatti e boicottaggi da parte delle aziende addette alla pulizia in guerra tra loro a cui ora finalmente si è iniziato a porre un freno (anche se è vero che «nessuno tratta male i treni come gli italiani» ammette Gatti), l’altro male endemico delle ferrovie nazionali «è la manutenzione dei treni e dei carri merci». Un altro numero per far capire meglio: «Nel Mystery Client n.59 del 6 ottobre 2006 risulta che nell’agosto 2006 solo il 62 per cento degli Eurostar aveva “almeno il 90 per cento delle porte automatiche funzionanti” e solo il 36 per cento tutte le toilette agibili».
IL RISANAMENTO - Numeri che fanno riflettere. Come quelli sul risanamento. E’ indubbio che la cura Moretti (attuale ad di Fs dal 2006: da quell’anno dalle Ferrovie sono uscite 7.500 persone e 200 manager) abbia dato e stia dando i sui frutti. La Corte dei Conti nel luglio 2009 ha scritto che «la situazione di grave deficit strutturale del gruppo registrata alla fine dell’esercizio 2006… è stata pressoché totalmente risanata sotto il profilo gestionale». Anche se i magistrati contabili aggiungono poi che «il risanamento deve essere consolidato… per fornire servizi adeguati alla clientela». Perché oggi si sta correndo il rischio di un «progressivo declino dell’impresa ex monopolista nazionale, relegata nella gestione di servizi assistiti di bassa qualità». Lo dice lo stesso Mauro Moretti nel suo piano industriale.
IL RITOCCO DELLE TARIFFE - Uno dei problemi delle Fs è appunto quello di rischiare di avere costi alti per bassa qualità dei servizi e perdere così la fiducia dei clienti. E’ vero – come dicono da Fs – che in Italia il costo dei biglietti è inferiore a molte altre nazioni europee ma è altrettanto vero che anche il servizio lo è. «Il governo ha concesso a Cimoli (ex ad di Fs dal 1996 al 2004, ndr) l’aumento delle tariffe solo una volta nel 2001. E poi mai più. A Elio Catania (ad Fs dal 2004 al 2006 neppure uno. Mentre a Moretti ne sono stati accordati subito due». E un terzo è presumibilmente in arrivo dopo il 13 dicembre prossimo quando sarà completata l’ultima tratta dell’AV. I COSTI DELL’ALTA VELOCITA’ - Un’ attrazione fatale, quella per l’Alta Velocità – prosegue Gatti – che partita con certe intenzioni ha raggiunto conclusioni inimmaginabili. Intanto «i treni arrivarono troppo in anticipo rispetto alle disponibilità delle linee per le quali erano stati pensati». Con la conseguenza che oggi chi «va a grattare sotto i Frecciarossa trova “un materiale rotabile” progettato negli anni ’80 e che ha iniziato a circolare circa 15 anni fa. E cioè il vecchio Etr500». Senza poi trascurare il fatto, non proprio secondario, che in Italia si è speso per l’AV molto di più che altrove. Tanti i motivi. L’ex ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi, il 19 novembre 2008 durante una puntata di Exit, il programma di Ilaria D’Amico su La7, ne ne indicò uno non marginale: «In Francia e in Spagna hanno mangiato molto meno». Dalla “Indagine sugli interventi gestiti da Tav Spa” dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici è risultato che «la Roma-Napoli è passata dagli iniziali 2.095 milioni a 4.463, e la Bologna-Firenze dal costo di un miliardo a 4,2 miliardi». «Nel corso degli anni, sul malaffare Tav – scrive Gatti – hanno indagato 5 procure, due commissioni di verifica e la Commissione parlamentare antimafia… l’impennata di prezzi e tempi non è imputabile solo ai costruttori o agli appalti mal congegnati. Hanno inciso molto anche le modifiche del tracciato e le compensazioni chieste dagli enti locali delle aree attraversate dai binari. E in ultimo la trasformazione del progetto: da Av solo per passeggeri a Alta capacità anche per le merci» («ovvero un enorme e costosissimo bluff» afferma Gatti).
LA SENTENZA DI FIRENZE - Emblematica la sentenza pronunciata il 3 marzo 2009 dal giudice Alessandro Nencini del tribunale di Firenze sui danni ambientali creati dal Consorzio Alta velocità Emilia-Romagna (Cavet) che ha eseguito l’opera di sottoattraversamento dell’Appennino tra Bologna e Firenze che apre ai viaggiatori il 13 dicembre prossimo: 27 condanne con pene fino a 5 anni di reclusione e un risarcimento danni di oltre 150 milioni di euro (solo per il reato di smaltimento abusivo dei terreni di scavo; la perizia della difesa ha parlato di 900 milioni invece per i danni al sistema idrico del Mugello). «Il dato più straordinario emerso dal processo di Firenze – scrive Gatti – è che per una delle più costose e pubblicizzate opere della storia della Repubblica, non risulta che qualcuno abbia mai concesso il benestare ambientale, formale e definitivo». Illuminanti le parole del pm per concludere la requisitoria: «Le cose sono state fatte male e i tempi sono infiniti. Quindi danni e opera non finita. A prezzi raddoppiati».
«APPALTI SENZA GARA» - Il lungo e minuzioso viaggio di Gatti non trascura di fermarsi sulla questione delle dismissioni dell’immenso patrimonio delle Ferrovie, come sulla storia della Sita di Vinella, fino a raccontare dei «troppi appalti senza gara», contesi tra politici influenti, funzionari degli acquisti e «i potentissimi tecnici di Firenze». Cercando di documentare la logica della «spartizione tra fornitori» e degli acquisti «in nome dell’urgenza», fino a raccontare l’«appalto senza gara per 300 carrozze» e riportare le dichiarazioni di alcuni imprenditori, come Giampiero Galigani: «Mi dissero che avevo vinto la gara. Ma poi una persona dell’Ufficio acquisti di Bologna mi ha sconsigliato. Ho capito che non era il caso di andare a dar noia a qualcun altro, che, forse, doveva fare quell’ attività. Dissi: “Va bene, rinuncio”». Fino a raccontare del licenziamento in tronco di chi, «come il manager Vincenzo Armanna, aveva provato a contrastare questo fenomeno di quasi monopolio o comunque di oligopolio dei fornitori». Un panorama che Gatti riassume con poche parole: «Gare d’appalto che non si fanno, imprenditori che denunciano favoritismi, tecnici che manipolano le procedure, rappresentanti che mediano, funzionari onesti che vengono mandati via».
I CARRI SCOMPARSI - Il viaggio dentro le Fs prosegue attraverso il mondo sconosciuto ai più dei «rappresentanti e uffici tecnici» e sui «modi con cui vincere una gara» fino a lavoro dell’Audit, il principale «strumento che hanno le Fs per smascherare piccoli e grandi abusi» e che «sotto la guida di Francesco Richard si è distinto per rigore e indipendenza» in varie occasioni. Tra le due più meritevoli di approfondimento - secondo Gatti – l’acquisto delle biglietterie self service e il caso dei carri scomparsi. Su quest’ultimo caso la relazione finale di Audit Fs - nata dal ritrovamento di due carri con il numero di matricola cancellato e la punzonatura abrasa a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta - parla di «441 carri (che) risultavano in viaggio da mesi, talvolta anni o presenti in un impianto diverso rispetto alle risultanze Sir (il sistema informativo interno, ndr)». «Di altri 55 – prosegue Audit – non si aveva certezza della destinazione» e si pensava fossero stati «oggetto di demolizione con asportazione del materiale demolito senza pagare alcuna somma…». Alla fine, si legge, «risultarono 237 carri ‘andati perduti’». Una notizia – secondo Gatti – che assume un’altra rilevanza anche alla luce della strage di Viareggio del 30 giugno 2009 quando l’incidente al carro della Gatx che trasportava il gas liquido responsabile dell’esplosione era da attribuire a un cedimento dell’asse «arrugginito». «Dietro ai carri scomparsi – scrive l’autore di “Fuori Orario” – si nasconde il business della cannibalizzazione dei materiali rotabili e del mercato nero della componentistica. Per cui un singolo carrello, anche solo apparentemente funzionante, può essere venduto e reimmesso nel circuito ferroviario italiano. Oppure può essere esportato e piazzato su un mercato estero».
Vi ricordiamo che Domenica 1 novembre alle 21.30 su Rai Tre andrà in onda Report - treni italia; pensiamo che sia una puntata non perdere, appena sarà possibile metteremo on-line la puntata.
Treni Italia
di Giovanna Boursier
L’incidente di Viareggio ha segnato la storia del trasporto ferroviario delle merci in Italia. La magistratura sta indagando e arriverà a stabilire le responsabilità del disastro, ma basta ascoltare i testimoni della vicenda, per capire che le norme vigenti in Italia sulla sicurezza dei treni che trasportano merci pericolose sono inadeguate. E visti gli incidenti degli ultimi mesi è probabile che ci si debba mettere presto mano. Se si vuol competere e decongestionare le strade dai camion, bisogna avvicinarsi agli standard europei e investire sul trasporto su rotaia. In Italia oggi, solo il 10% delle merci viaggia su rotaia, mentre in Germania si arriva al 25% e in Austria al 35%. Il trasporto su gomma è avvantaggiato perché, dice l’amministratore delegato di Ferrovie, può contare di maggiori finanziamenti. In effetti tra il 2000 e il 2008 solo il 14% dei finanziamenti legati alla Legge Obiettivo ha riguardato le Ferrovie, mentre circa il 70% è stato convogliato per migliorare strade e autostrade. Ma chi trasporta su gomma può anche usufruire di rimborsi e esoneri fiscali, contributi per l’acquisto dei camion, riduzioni delle accise e dei pedaggi autostradali. Inoltre con il camion puoi ritirare la merce ovunque mentre mancano i collegamenti tra i porti e le ferrovie. E là dove gli investimenti sono stati fatti, si scopre che sono operazioni di facciata, per compiacere alcuni enti locali, ma che non lasciano intravedere i tempi di completamento delle infrastrutture. Il raddoppio della linea che dovrebbe collegare il Brennero con il Tirreno, ossia la Parma - La Spezia, è in discussione da 30 anni. Una linea di 100 km a binario unico che risale al 1890 e dove oggi per spingere un treno merci occorrono 2 locomotori.
<raitre - Report>
«Trasportare» Roma verso una viabilità migliore deve essere uno dei primi obiettivi di una buona amministrazione del territorio. Serve un concreto piano strategico, frutto di una politica di coordinamento tra mezzi ferroviari, metro e bus. Ecco le priorità da affrontare. Le opere devono rispettare tempi certi e veloci che trovino negli anni 2013 e 2020 due momenti di verifica importanti. Il network ferroviario, metropolitano e regionale ha delle priorità che non sono lo shunt merci tra la gronda nord e la gronda sud: una tecnologia all’avanguardia che velocizzi i mezzi di trasporto migliorando puntualità degli stessi e la loro capacità, le stazioni porta e un modello di esercizio dei servizi ferroviari metropolitani, i raddoppi della Roma-Nettuno e della Roma-Bracciano, un servizio metropolitano a 15 minuti sia per la Roma-Colleferro che per la Roma-Latina, materiali rotabili nuovi e maggiori fermate per potenziare le tratte ferroviarie dei Castelli romani.
Tutto questo permetterà di raddoppiare i viaggiatori giornalieri sulle ferrovie metropolitane e regionali passando da 300mila a 600mila; di migliorare la viabilità nell’area Gra (la stima dell’Atac parla di 20mila auto in meno nell’ora di punta sulla Pontina direzione Roma); di favorire l’ambiente diminuendone l’inquinamento. Un accento va messo sul trasporto ferroviario che ha bisogno di interventi possibili e capaci. Servono veri e propri accordi quadro con la partecipazione del ministero delle Infrastrutture, delle Province e delle Regioni. Con un bilancio che fa acqua da tutti i posti, la Tav ha rappresentato uno sforzo di concentrazione importante. Ma investire sulle ferrovie è anche altro e va oltre. Un esempio concreto. A proposito dello shunt merci che passerà sull’arco nord dell’anello interno alla città, con gravi pericoli per i cittadini (non dimentichiamo il disastro di Viareggio), tutti i tecnici parlano di un errore di valutazione dal costo esorbitante di 1.300 milioni di euro. Va ripensato poi il sistema delle metropolitane coordinato agli altri sistemi di trasporto. Metropolitane al servizio di Roma e non Roma al servizio delle metro. B1, A, C non sono lettere ma linee metropolitane che vanno ripensate: la prima ha l’emergenza del materiale rotabile necessario per la sua apertura, la seconda necessita di un potenziamento, della terza vanno recuperati ritardi e finanziamenti. Assieme al miglioramento del sistema di trasporto sotterraneo va riconsiderata la capacità di razionalizzazione del traffico rappresentata dal sistema tramviario. I problemi della mobilità vanno affrontati in modo integrato, con una strategia concreta che punti su opere realizzabili, cantierabili. E i tram sono una scelta fruibile. La stazione Termini deve diventare la stazione di Roma, la stazione dell’integrazione dei trasporti, di tutti i mezzi di Roma (treni, bus e tram).
(*Viceresponsabile nazionale Trasporti Pdl)
<il giornale>
La drammatica vicenda di Zoagli dell’altra notte, quando un principio di incendio ad un locomotore ha fatto rischiare l’esplosione di carri cisterna con residui di gas altamente infiammabile, ha avuto ripercussioni enormi sul traffico dei pendolari liguri.
Una persona, in particolare, la subito i ritardi nei treni che, la sera, da Genova portano alle località del levante. Ironia della sorte, quella persona è Sonia Zarino, portavoce del comitato pendolari del Tigullio, oltre che consigliere provinciale nelle fila del Pd. «E pendolare» tiene a precisare Zarino, che racconta la vicenda dell’altra sera da un osservatorio privilegiato, suo malgrado. «Mi trovavo a Genova Brignole, intorno alle 19,30, per tornare a Chiavari - spiega Zarino - peraltro ero appena uscita da un incontro in Regione con l’assessore ai Trasporti Enrico Vesco, proprio sul tema del problemi che i pendolari liguri lamentano da tempo: ritardi nei convogli, disagi, pulizia delle carrozze». La portavoce dei pendolari, che doveva salire su un treno in partenza per Chiavari pochi minuti prima delle 20, ha potuto assistere a tutte le fasi del disagio patito dai passeggeri che dal capoluogo dovevano recarsi a Levante. «Gli altoparlanti hanno gracchiato di qualche “problema tecnico” non meglio precisato - spiega il consigliere provinciale - e poi è iniziata una lunga attesa. Non sono stati previsti servizi di trasporto sostitutivi, e nemmeno si è saputa la stima dei ritardi. Alla fine sono arrivata a casa dopo mezzanotte. Per questo ho deciso di sollevare la questione durante la prossima seduta del consiglio provinciale».
Lo stesso sindaco di Zoagli, Rita Nichel, si è detta ieri molto preoccupata per quello che è accaduto nel territorio di sua competenza. «Sono estremamente allarmata per quello che può accadere quando si ha un territorio, come il nostro, che è intersecato da una linea ferroviaria ad alto traffico di convogli, per giunta con gallerie anche lunghe - dice il primo cittadino zoagliese -. Ringrazio tutti gli uomini che sono intervenuti. Ma giudico questo fatto un segnale inquietante». Intanto ieri si sono registrate le prime reazioni politiche sull’accaduto. «Non è pensabile che Trenitalia continui a mandare in giro treni pericolosi sui binari con una continua commistione tra traffico merci e passeggeri - ha detto l’assessore regionale ai Trasporti, Enrico Vesco -: servono manutenzione e rinnovo del materiale rotabile. Trenitalia deve impegnarsi insieme al Governo per far sì che sulle ferrovie liguri e italiane non transitino più treni pericolosi». Mentre il capogruppo del Pdl in Regione, Gabriele Saldo, in una lettera all’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie ha chiesto che venga aperta un’inchiesta. «È più che mai necessario - dice Saldo - garantire la sicurezza del percorso ferroviario dei convogli che attraversano la nostra Regione: nelle ferrovie c’è un uso di materiali troppo vecchi. Devono essere presi provvedimenti urgentemente».
<il secolo XIX>
Un viaggio a caro prezzo e con un ulteriore supplemento: sui treni Intercity ora si «pagano» anche i dolori alla schiena. È una vera «emergenza sanitaria» quella che denunciano gli abituali viaggiatori della linea Genova-Milano, sui cui convogli principali sono state immesse le carrozze EsCity, materiale rinnovato ma con una serie di difetti denunciati e mai risolti (il principale dei quali è la rigidità delle poltrone e la ristrettezza degli spazi tra esse) che hanno notevolmente peggiorato la vita già difficile dei pendolari tra i due capoluoghi. Il Comitato Abbonati Eurostar e IcPlus, di fronte alla mancanza di risposte da parte di
Trenitalia ai ripetuti reclami, ha deciso di passare all´azione: «Nel giro di pochi mesi sedici di noi sono stati colpiti da discopatie alla colonna vertebrale e problemi al collo, documentabili dai medici - spiega Enrico Pallavicini, che del Comitato è portavoce - E molti altri hanno cominciato a lamentare patologie nervose e all´apparato uditivi a causa del frastuono che si deve sopportare durante il viaggio, ben oltre i decibel consentiti dalla legge. Abbiamo già contattato l´Asl3 Genovese, che è pronta a verificare che siano rispettati i criteri disposti dalla Legge 626 del 1994, e non ci tireremo indietro se occorrerà ricorrere a cause civili».
Il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e l´assessore ai trasporti, Enrico Vesco, sono stati informati della situazione e invitati a far da tramite del nuovo appello con l´amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, che domani sarà a Genova per la sottoscrizione del protocollo d´intesa per la realizzazione e la gestione del «retroporto» di Alessandria: «La nostra non è una posizione estetica e neppure una fisima per la conservazione a
priori delle carrozze tradizionali a scompartimenti - sottolinea Pallavicini - Capiamo che il business è il business e che 102 posti a sedere ricavati col revamping delle vecchie carrozze siano più redditizi dei 66 disponibili in precedenza; capiamo anche che siano più facilmente gestibili sicurezza, pulizia e manutenzione, sulle carrozze a salone rispetto alle carrozze a scompartimenti, ma riteniamo doveroso che queste carrozze rispettino soglie minime di comfort e soprattutto non siano dannose per la salute di chi quotidianamente ne fruisce. Per questo chiediamo che sulla Genova-Milano vengano ritirate».
I pendolari della Genova-Milano hanno da tempo preparato un dossier, inviato a Trenitalia, e che non ha ricevuto risposte. A titolo esemplificativo le carrozze EsCity sono state messe a confronto con le «open space» di seconda classe usate sugli Ic delle ferrovie svizzere e sono state riscontrate due
fondamentali differenze: le poltrone sono più larghe di ben 11 cm e lo spazio per le gambe fra una poltrona e l´altra opposta è maggiore di 20 cm. Questo materiale «revampizzato» rispecchia in pieno la tipologia di spazio proprie delle carrozze anni ‘80 assegnate ai treni Regionali ed ex Interregionali, ma a differenza di questi convogli dove la permanenza media del viaggiatore è di 30 minuti, sugli ESCity o gli IcPlus il viaggiatore è costretto a sedere scomodo e sacrificato anche per viaggi di 4 o 5 ore.
«È assolutamente impensabile di lavorare con il pc in una postazione di quattro poltroncine perché non c´è spazio per i gomiti che vanno inevitabilmente a cozzare con quelli del vicino - si legge nel documento - È impossibile sfogliare un giornale di formato maggiore della free press perché lo si sbatte in faccia al vicino opposto e si «frusta» quello accanto».
Ma già dopo pochi mesi d´uso queste carrozze sembrano vecchie di anni. Gran parte delle porte per
la salita risultano inservibili, per guasti al sistema pneumatico di apertura e chiusura; l´illuminazione interna è debole; le toilettes spesso risultano inservibili; gli impianti di aria condizionata funzionano peggio di quelli già obsoleti degli ICPlus; l´insonorizzazione è praticamente assente. «Si sente meno rumore su un Vivalto, su un Minuetto o sul peggiore regionale degli anni ‘70 - assicura Enrico Pallavicini - Ciò che ci brucia è che questa assurda trasformazione sia avvenuta distruggendo gioielli come le Gran Comfort di prima classe (open space, ma comode) e le Z di seconda classe».

La notizia della fine di Cisalpino non coglie di sorpresa chi si interessa di cose ferroviarie. Da mesi era evidente l’insoddisfazione svizzera per uno standard di servizio non adeguato in termini di puntualità e di pulizia del materiale rotabile. Insoddisfazione condivisa da Vincenzo Soprano, amministratore delegato di Trenitalia che, in un’intervista alla stampa svizzera, scaricava le responsabilità sui dirigenti di Cisalpino. Già lo scorso febbraio, Moritz Leuenberger, il Consigliere Federale svizzero responsabile del dipartimento ambiente, trasporti, energia e comunicazioni, aveva esternato pubblicamente il suo disappunto e l’Ufficio federale dei trasporti (UFT) aveva ammonito Cisalpino chiedendo un rapporto dettagliato sulle cause dei problemi. In particolare, l’UFT esigeva che il gruppo indicasse come tornare ad offrire un servizio di trasporto efficiente. La minaccia era il ritiro della concessione per il trasporto delle persone, che avrebbe dovuto scadere nel 2017.
<mondo in tasca>
Asili nido al posto delle stazioni ferroviarie non piu’ in uso. E’ una delle soluzioni suggerite dall’ad delle Ferrovie, Mauro Moretti. Nell’ambito dell’accordo di programma, infatti, e’ previsto anche di dare in comodato d’uso agli enti locali, per fini sociali, gli oltre cento edifici in Veneto non piu’ utilizzati dalle Ferrovie. ‘Il comodato - ha detto Moretti - avra’ il costo simbolico di un euro per 20 anni’.
<ansa>
Gli uffici del ministero stanno studiando la possibilità di utilizzare anche per questa tragedia una norma già adottata per l’incidente avvenuto all’aeroporto di Linate otto anni fa.
Verità, giustizia, ma anche risarcimenti: i parenti delle vittime della tragedia di Viareggio hanno fatto sentire la loro voce anche nei palazzi della Commissione europea che, per evitare il ripetersi di simili incidenti, punta al rafforzamento dei poteri dell’Agenzia europea per la sicurezza. Come promesso all’indomani del 29 giugno, quando il deragliamento e l’esplosione di uno dei convogli di un treno merci contenente gpl ha provocato uno dei più drammatici incidenti ferroviari degli ultimi anni, il vicepresidente Antonio Tajani, titolare Ue per i Trasporti, ha convocato allo stesso tavolo, oggi a Bruxelles, per una conferenza, tutti gli attori interessati. «Avreste mai pensato che una tragedia simile avrebbe potuto verificarsi oggi in Europa?», ha domandato Valentina davanti alla platea di esperti e responsabili Ue.
LE VOCI DEI PARENTI DELLE VITTIME - Sua sorella è stata la trentesima vittima dell’incidente, ma il bilancio è arrivato a 31 morti e oltre cento feriti. Valentina ha ragione: era difficile pensarlo a Bruxelles, almeno stando alle statistiche Ue. Gli incidenti ferroviari sono diminuiti e il numero dei morti è molto elevato, ma per i suicidi. «La tragedia di Viareggio non è stata una fatalità e dopo 71 giorni nessuna responsabilità è stata ancora accertata», ha scandito ancora Valentina. «La sicurezza ferroviaria riguarda tutti, non solo chi viaggia in treno», ha aggiunto Maria Nanni, promotrice del comitato Assemblea 29 giugno che ha chiesto di ridurre nei centri abitati la velocità dei treni con materiale pericoloso. Le Ferrovie, pur mostrando scetticismo per il provvedimento, lo hanno accolto per Viareggio dove i treni attraverseranno il centro abitato a 50 km orari. «Ci sono due inchieste in corso e dobbiamo aspettare il loro esito», ha spiegato il ministro dei Trasporti Altero Matteoli dicendosi tuttavia convinto dell’idea che debbano essere aumentati i controlli. La liberalizzazione delle ferrovie, che è una cosa giusta, ha aggiunto, «rischia di vanificare ogni provvedimento sulla sicurezza a livello nazionale, per questo serve un coordinamento europeo». «Dobbiamo innalzare il livello di sicurezza», gli ha fatto eco Tajani che ha annunciato il rafforzamento dell’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria, ma anche un’accelerazione dei tempi per l’avvio della certificazione degli enti responsabili della manutenzione e una piattaforma informatica per lo scambio dei dati sui vagoni in attività. Per il vicepresidente è inoltre fondamentale valutare meglio se il treno merci utilizzato è obsoleto non solo in base agli anni di attività, ma anche ai chilometri percorsi e ai pesi trasportati. «Il sistema ferroviario italiano è il più sicuro in Europa ma possiamo fare di più con l’uso della tecnologia, di regole comuni e maggiore coordinamento Ue», ha detto Mauro Moretti amministratore delegato di Ferrovie. Da Matteoli sono arrivate anche alcune risposte più concrete in attesa dell’esito delle inchieste in corso, soprattutto per gli indennizzi alle vittime. Il ministro non pensa a leggi speciali come aveva chiesto il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, ma potrebbe essere utilizzata la norma già applicata per la tragedia di otto anni fa a Linate: gli uffici del ministero sono al lavoro.
MATTEOLI DICE NO A UNA LEGGE SPECIALE - Il ministro per i Trasporti Altero Matteoli non è orientato a proporre una legge speciale per Viareggio, ma gli uffici del ministero stanno studiando la possibilità di utilizzare anche per quella tragedia una norma già adottata per l’incidente avvenuto all’aeroporto di Linate otto anni fa. «Stiamo studiando la possibilità di trovare un ancoraggio nella norma utilizzata per Linate», ha spiegato il ministro rispondendo a chi gli chiedeva che cosa rispondeva al presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, che, nella sua veste di commissario per il superamento dell’emergenza, ieri ha annunciato la richiesta di una legge speciale per far sì che possano essere concessi rapidamente risarcimenti alle vittime e alle loro famiglie.
LA LETTERA DI MARTINI - «L’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria deve effettuare un’attenta verifica delle normative in vigore al fine di introdurre regole e norme più efficaci tali da impedire il ripetersi di tragedie come quella recente avvenuta a Viareggio». È quanto scrive, nella sua doppia veste di presidente della Regione e Commissario straordinario per la ricostruzione in seguito al disastro ferroviario del 29 giugno a Viareggio, Claudio Martini, in una lettera indirizzata al vice presidente della Commissione Europea e responsabile per la politica dei trasporti Antonio Tajani, e al ministro dei trasporti Altero Matteoli. Martini ricorda poi che la Regione Toscana ha formulato la richiesta per la riduzione della velocità del trasporto merci nei centri abitati. «Mi preme anche ricordare - prosegue Martini - l’importanza che sia data priorità agli interventi dedicati alla sicurezza del trasporto ferroviario nei bandi comunitari». Ha inoltre ricordato che la Regione Toscana ha attivato un Gruppo di lavoro «Salute e sicurezza dei lavoratori del trasporto ferroviario» e ha formulato proposte per il miglioramento della sicurezza del lavoro in ambito ferroviario tanto che le proposte sono state condivise dalla Commissione salute della Conferenza delle Regioni e Province autonome che, in data 30 Luglio 2009, le ha trasmesse a tutti gli Assessorati alla Sanità. «Credo - conclude la sua lettera Martini - che lo sforzo congiunto delle Istituzioni, dei sindacati, della società civile, possa e debba produrre quei risultati concreti che tutti ci aspettiamo sul terreno della sicurezza per i lavoratori del settore, i fruitori dei servizi ferroviari e per tutta la popolazione».
<corrierefiorentino>
Premesso che:
- La catastrofe del 29 giugno a Viareggio, con il deragliamento e l’esplosione di uno dei convogli di un treno merci contenente gpl, ha provocato uno dei più drammatici incidenti ferroviari degli ultimi anni, generando una vera e propria strage tra la popolazione civile con decine di morti, la distruzione d’interi edifici e lo sfollamento di centinaia di persone.
- Il trasporto di materiale ad alto rischio, quale il GPL o altro di analoga pericolosità, é abitualmente effettuato impiegando vagoni cisterna, di proprietà di ditte private, anche straniere, i cui controlli di sicurezza avvengono senza verifica alcuna da parte di Trenitalia o operatori nazionali e/o comunitari.
- In assenza di coordinamento europeo, la liberalizzazione delle ferrovie, rischia di vanificare ulteriormente ogni provvedimento sulla sicurezza adottato a livello nazionale.
- Il vicepresidente Antonio Tajani, titolare Ue per i Trasporti, si é già pronunciato in favore di un rafforzamento dei poteri dell’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria.
- Negli ultimi tre anni i deragliamenti in Italia si sono quintuplicati come dimostrato dalla media di 2,2 deragliamenti ogni 100 milioni di chilometri percorsi dai treni europei, treni merci e treni passeggeri.
-Secondo le indagini italiane, la tragedia di Viareggio, non è stata una fatalità ma, nonostante ciò, dopo 71 giorni nessuna responsabilità è stata ancora accertata.
-Non ritiene la Commissione di dover provvedere in tempi celeri al rafforzamento dell’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria, accelerando i tempi per l’avvio della certificazione degli enti responsabili della manutenzione anche attraverso una piattaforma informatica per lo scambio dei dati sui vagoni in attività?
-Non ritiene la Commissione di dover imporre dei criteri europei al fine di valutare se i treni merci utilizzati siano obsoleti tenendo in considerazione, non solo gli anni di attività, ma anche i chilometri percorsi ed i pesi trasportati?
-Non ritiene infine la Commissione di dover concedere, nei bandi comunitari, priorità agli interventi dedicati alla sicurezza del trasporto ferroviario?
<Interrogazione On. Aldo Patriciello>
Madre e padre, bosniaci, zingari di etnia rom denunciati a Santa Margherita Ligure per aver lasciato la figlia di 12 anni in stazione ferroviaria perché compisse borseggi, un altro nomade quarantenne ricercato assieme al figlio di 10 anni per un colpo a Carasco. Eppoi 8 denunce di furti formalizzate da altrettanti turisti, per lo più milanesi, derubati del portafogli negli scali ferroviaria di “Santa” e Rapallo. È boom di baby-ladri nel Tigullio. Lo testimoniano i dati raccolti dalle forze dell’ordine nel periodo estivo, ma soprattutto le recenti cronache. Un aumento che preoccupa le amministrazioni civiche delle due località della Riviera, come testimonia l’assessore al Turismo di Rapallo, Roberto Di Antonio: «Questi continui furti, messi a segno per lo più a danno di turisti, danneggiano l’immagine delle nostre città. Sono fenomeni di microcriminalità che occorre arginare tramite iniziative concrete che assicurino maggiore sicurezza a chi transita negli scali ferroviari, ma anche in centro». Le ultime due notizie giungono da Santa Margherita Ligure e da Carasco. I carabinieri della compagnia sammargheritese hanno segnalato in stato di libertà per abbandono di minore due genitori che adesso devono rispondere dell’accusa di abbandono di minore. La loro figlia, 12 anni, è stata trovata da una pattuglia all’interno dello scalo
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